mar 092017
 
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Sono quattro donne eccezionali, che con il loro impegno hanno lasciato il segno nella comunità fidentina. L’Amministrazione comunale le ha premiate oggi, in occasione della Festa della Donna, nel corso della prima edizione del Premio “Onore al merito delle donne”. Sono: Daria Fratta, Lorena Guazzi, Maria Moroni e Rita Rossi. Ad applaudirle, un Ridotto del Teatro Magnani gremito di donne, associazioni, cittadini alla presenza del sindaco Andrea Massari, dell’assessore alla Cultura, Maria Pia Bariggi, dell’assessore al Welfare, Alessia Frangipane, dell’assessore alle Attività produttive, Fabio Bonatti.

Il Premio “Onore al merito delle donne” è stato istituito quest’anno dall’Amministrazione comunale per celebrare il lungo cammino dell’impegno per la promozione della dignità femminile e fare dell’8 Marzo una ricorrenza reale, radicata nel territorio e non un rito meramente celebrativo. Con questo premio, l’Amministrazione e tutta la comunità celebrano l’attività e il ruolo di quelle donne che, con il loro impegno sociale o professionale, sono riuscite a tracciare un segno significativo negli ambiti sociale, lavorativo/professionale, culturale/sportivo nella nostra città.

Daria Fratta è stata premiata per aver saputo dedicare ogni giorno al marito Lorenzo, vittima di un grave infortunio sportivo nel 2010, motivi unici e speciali per affrontare sfide nuove, per essere con amorevoli cure i suoi muscoli, le sue gambe e le sue braccia, dimostrando che non c’è limite alle mete da raggiungere insieme, anche di fronte agli avvenimenti della vita. E’ infaticabile fulcro dell’Associazione “Terzo tempo con Lorenzo”.

Le difficoltà quotidiane non l’hanno mai indotta alla resa; la naturale inclinazione all’accudimento si è trasformata in un’attenzione costante all’altro e agli altri. Grazie al suo impegno, la qualità della vita di questa comunità è migliorata”, si legge sulla pergamena che ha ricevuto oggi.

Lorena Guazzi, istruttrice di nuoto per passione, dal 2012 si occupa di bambini autistici e disabili in acqua e oggi conta 19 splendidi allievi. L’Amministrazione comunale l’ha premiata perché “Con dolcezza, simpatia e tanta passione ha aperto il mondo del nuoto a bambini e ragazzi con deficit, dando loro un’opportunità in più. Lorena ha contribuito a migliorare le capacità cognitive e di interazione dei suoi “ragazzi speciali”, creando dei bellissimi e preziosi momenti di gioco, relax e crescita nei quali loro sono i protagonisti”.

Maria Moroni è titolare di un negozio storico in piazza Gioberti. Nella sua “bottega”, oltre ai generi alimentari vari, si possono acquistare tortelli, cappelletti, pasta fresca, gastronomia e dolci, tutti preparati dalla signora Maria. Famosa per la sua gentilezza, ha sempre una buona parola per tutti i suoi avventori. “Piazza Gioberti non sarebbe la stessa senza il Suo negozio di commercio al minuto di generi alimentari e produzione di pasta fresca. Perché la gentilezza e la grazia della Signora Maria sono quelle che ognuno di noi vorrebbe trovare”, si legge sulla pergamena consegnatale oggi.

Rita Rossi è la segretaria dell’Associazione Vapa (Volontari Assistenza Pasti Anziani) che opera alla Casa protetta di Fidenza. Infaticabile volontaria dal 1998, a lei si deve la nascita della sezione fidentina dell’associazione, della quale è la vera anima. L’Amministrazione comunale lìha premiata oggi perché “Ha dedicato attenzione a molte persone. Fra i tanti ha privilegiato gli anziani, in particolare quelli della Casa protetta, ai quali ha recato solidarietà, serenità e una prospettiva di vita. Senza limiti ha in ogni occasione speso le proprie risorse per dare luogo a un Servizio in cui l’altro è sempre protagonista”.

Il valore del ritrovarsi, del guardarsi negli occhi e del riconoscere il merito è utile alla comunità. E’ giusto rendere noto il lavoro costante e silenzioso del volontariato e delle singole persone, che hanno fatto cose straordinarie, dando tanto senza chiedere nulla in cambio. Sono esperienze di vita così belle e profonde che è stato difficile scegliere le vincitrici”, ha detto il sindaco Andrea Massari.

Si potrebbe pensare che il merito parli da sé, ma è invece importantissimo che sia riconosciuto. E’ bello premiare oggi queste donne speciali, che hanno lasciato un segno nella vita della nostra città. Vogliamo che la Festa della Donna sia un lungo periodo che non termina mai in cui non solo la dignità ma anche il merito, la bravura e l’impegno delle donne siano riconosciuti e celebrati”, ha sottolineato l’assessore alla Cultura, Maria Pia Bariggi.

Oggi è la giornata della donna ed è giusto fermarsi e riflettere su tutte quelle donne che ogni giorno mettono passione e impegno nel volontariato, nello sport, nel lavoro e anche nella vita privata. Spesso si dà tutto per scontato, invece oggi siamo qui per riconoscere il loro impegno e per dire loro grazie”, ha commentato l’assessore al Welfare, Alessia Frangipane.

Il Presidente della commissione che ha scelto le vincitrici, Enore Artusi, ha ribadito come tutte le candidate fossero meritevoli: “E’ stato difficile scegliere, siete tutte bravissime. Grazie per quello che fate e grazie all’Amministrazione comunale per aver istituito questo premio”.

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dic 122014
 
questo non è amore

di Alessandra Narseti

Ho scelto oggi di portare una testimonianza di vita reale. Infatti, alcune giornaliste del corriere della sera, le autrici del blog al femminile la 27ettesima ora, sono andate a trovare e hanno ascoltato 20 donne vittime di maltrattamenti e da questa inchiesta hanno tratto un libro dal titolo “Questo non è amore”. Sono venti racconti, che partono da una domanda: perchè una donna, quasi sempre adulta e apparentemente libera, al primo spintone, al primo schiaffo o alle prime parole crudeli, non allontana da sè per sempre l’uomo che la sta minacciando?

In questo libro tutte le protagoniste dei racconti hanno nomi di fantasia, tranne una, la protagonista del racconto che vi voglio leggere, che ha fatto questa scelta coraggiosa in virtù del ruolo da lei ricoperto, si tratta di Ileana Zacchetti, al tempo dei fatti Assessore alle politiche sociali e alle pari opportunità del comune di opera, nel milanese, che è stata picchiata a sangue dal suo nuovo compagno.

Firenze, un pomeriggio d’autunno. Lui e lei camminano tra la folla dei turisti. Poi lui si blocca, scompare tra la folla in un attimo. «Che cosa sarà mai successo?». Poi eccolo di nuovo. «Tieni, è per te». Lei lo guarda incantata. «Non vorrai conservarlo chiuso questo regalo, spero!». La carta velina si apre. «È bellissimo! Non dovevi!” «Per te è il minimo. Tu ti meriti molto di più», si schermisce Lui guardandola negli occhi, mentre le infila all’anulare un anello tempestato di diamanti.
Lei si chiama Ileana Zacchetti, ha 52 anni ed è assessore alle Politiche sociali e alle Pari opportunità del Comune di Opera, nel milanese. Lui ha una professione di prestigio e un nome che qui non importa ricordare. Oggi quel pomeriggio di settembre di due anni fa pare lontano anni luce. A ottobre Ileana incontrerà di nuovo il suo Lui. In un’aula di tribunale. Le consigliere di parità della regione Lombardia si sono rese disponibili alla costituzione di parte civile. Prima udienza per un processo in cui si parlerà di maltrattamenti, violenze, lesioni aggravate. E di un dolore profondo.
Eppure quel giorno, a Firenze, Ileana in quell’anello aveva letto una promessa di felicità. 
“La mia è stata una vita complicata — racconta — Ora ho due figlie grandi. Da quando io e mio marito ci siamo lasciati, 13 anni fa, avevo pensato sempre e solo a loro. Ma di fronte a quell’anello, a quel corteggiamento, a quelle dozzine di rose che arrivavano in ufficio accolte dallo stupore delle mie collaboratrici, mi sono lasciata andare alla speranza di una felicità sognata da sempre.”
Ad Opera l’assessora è molto conosciuta e stimata. «Mi sono chiesta se non fosse il caso di fare finta di nulla e non denunciare. Ma me ne sarei vergognata — racconta oggi —. Chi può andare fino in fondo se non le persone che come me hanno un ruolo pubblico e credono in ciò che fanno? Lo devo alle donne e agli uomini che incontro ogni giorno».

E allora avanti con un racconto sempre più sofferto: «Già diverse volte lui aveva avuto nei miei confronti comportamenti violenti: spintoni, urla, offese. Anche solo un sorriso a chi si avvicinava per chiedermi un aiuto, un intervento a favore di una famiglia in difficoltà, poteva bastare perché si scatenasse l’inferno. Avrei dovuto ribellarmi subito; invece ho inghiottito lacrime e umiliazione. Poi, però, arrivavano di nuovo fiori, scuse, abbracci. E io tornavo a sperare». Questo fino a un tremendo pomeriggio di primavera dell’anno anno scorso. “Eravamo a casa sua, avevamo litigato per l’ennesima volta — continua Ileana -. Questa volta gli dissi: «Adesso basta, tra noi è finita». Pugni, schiaffi. Sono caduta a terra. Mi ha rimesso in piedi tirandomi su per i capelli. Ancora schiaffoni. Poi mi ha presa per il collo. Ha aperto la porta e mi ha gettata fuori, verso la balaustra del pianerottolo. Sono scesa come ho potuto. In quel momento tutto era confuso: i ricordi si mischiavano al dolore e all’umiliazione.”

Ora Ileana sta facendo il massimo per dotare il suo territorio di servizi adeguati per le donne decise a reagire ai maltrattamenti dei loro uomini. «Ho sperimentato sulla mia pelle-racconta- come i pronto soccorso, spesso non siano attrezzati per affrontare situazioni così delicate sul piano psicologico. L’informazione dei servizi e delle associazioni esistenti non sono sufficientemente supportate e conosciute dalle persone in difficoltà e bisognerebbe rafforzarne la rete sul territorio. Il lavoro da fare è tanto. E io- conclude Ileana-ho giurato alle mie figlie che andrò fino in fondo».

Ho scelto di riportare questa storia per diversi motivi; da questa storia, come anche dai dati, emerge come quello della violenza sulle donne sia un fenomeno che,pur essendo spesso ricondotto alle classi sociali più disagiate, percorre in maniera trasversale tutto il tessuto sociale.

Mi hanno, inoltre, colpito molto la determinazione e il senso di responsabilità di questa donna che ha usato il suo ruolo pubblico per essere da esempio alle donne che si trovavano e che si troveranno nella sua stessa situazione e che ha saputo trarre da questa sua esperienza negativa, una grande motivazione per contrastare in maniera concreta, lavorando sul suo territorio, il fenomeno della violenza contro le donne.