mar 072017
 
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dal blog del capogruppo Marco Gallicani

Ierisera (il 6 marzo 2017, NdA) è stata richiesta dalle minoranze una seduta di Consiglio Comunale per discutere delle minacce ricevute da Andrea Massari sui social network lo scorso novembre. C’era già stata una risposta ad interrogazione urgente presentata dal M5S e da Rete Civica, il 16 novembre scorso, ma evidentemente non è bastata. È un loro diritto e quindi noi siamo qui presenti, ma è anche nostro diritto affermare che questo Ordine del Giorno rappresenta una grande occasione persa.

Abbiamo tentato anche in Conferenza dei Capigruppo di spiegare che sarebbe stata una conquista importante discutere stasera di quell’uso dei social network e della vaghezza nei comunicati stampa che avvelenano il modo di stare in una Comunità.

Crediamo infatti:
- che la politica abbia una sua sacralità, e che glielo dia il nostro impegno.
- che Le istituzioni e i loro luoghi abbiano una loro dignità.
- che la politica abbia delle conseguenze, che spesso vanno oltre le intenzioni dei politici.

Il dibattito politico deve avere dei limiti. Perché la violenza genera violenza, l’odio chiama altro odio, e nella nostra società così in affanno troppo spesso alcune persone colmano la loro esistenza reale e digitale attaccandosi alle parole che usa la classe dirigente. Lo ha sostenuto a gennaio anche una sopravvissuta dei lager nazisti“State attenti alle parole dell’odio. Tutto inizia come un piccolo ruscello, ma poi ha il potenziale per esplodere -.. E quando lo fa, è troppo tardi per fermarlo”

Il fiume dell’odio, covato nelle nuove piazze digitali non è un evento secondario per la nostra società. Joe Cox era una deputata inglese di 43 anniAveva la mia età, e due figli, di 3 e 5 anni. Nel giugno del 2016 stava per iniziare un comizio vicino a Leeds, come altre centinaia di volte. E’ stata uccisa a colpi d’arma da fuoco e con un coltello da un nazionalista con simpatie neonaziste di 52 anni, Tommy Mair, esasperato dalla campagna su Brexit e abbeveratosi da “fonti” sulla rete incitanti alla supremazia britannica.

In Georgia il mese scorso due suprematisti bianchi si sono presentati armati al compleanno di un bimbo nero con una bandiera confederata, gridando insulti e minacciando d’uccidere tutti, anche i bambini. A Kansas City qualche settimana fa un bianco ha sparato a due uomini credendoli mediorientali (erano due ingegneri indiani) e gridando loro«andate fuori dal mio paese».

A Fidenza si è potuto parlare impunemente di “cecchini”, di impiccagioni. Nella vicina Medesano è bastata la visita dell’eurodeputata Cecile Kyenge, la scorsa settimana, per vedere gente che ha scritto “carico la carabina e mi apposto. Chi mi rimborsa le munizioni?”, oltre al solito squallido armamentario sulle scimmie e le banane, che accompagna questa parlamentare di colore.

Esempi che riporto per spiegare che la politica ha delle conseguenze. Spesso stanno sotto traccia, altre volte sono paradossali, ma ci sono. Se la politica fa passare il messaggio che vale tutto, la conseguenza più immediata è che alcuni pensino che quel tutto sia proprio tutto, e che tutti gli altri si adeguino all’idea che non vale più niente. Specie in quello che dicono e fanno i politici.

Alla politica, a chi la ama, a chi la onora con passione indipendentemente dal credo, tocca decidere da che parte stare. Perché la politica non è scontro, non è una lotta a chi spara la bugia più grossolana, non è una gara a chi fa il video più smargiasso e lo fa diventare virale.

La democrazia non è un regalo, ma la conquista di un impegno.

Non credendo di onorare questo impegno partecipando ad una seduta con un Ordine del Giorno del genere, convocata in un luogo che servirebbe per fare altro, nell’interesse di tutti, non dei soli consiglieri o dei loro referenti, per questo abbiamo sollevato la questione pregiudiziale ritenendo che l’argomento proposto dalla minoranza non sia da discutere in Consiglio comunale ai sensi dell’articolo 27 del Regolamento.

Crediamo che quanto accaduto a novembre non faccia parte della cultura pacifica e solidale che permea la storia di Fidenza. Per questo abbiamo detto e scritto che stiamo dalla parte di Andrea Massari, che quelle offese le ha ricevute, perché quello che è capitato a lui potrebbe capitare ad ognuno di noi, a qualsiasi altro cittadino. Perché quello che è capitato ad Andrea Massari capita ogni giorno nel mondo a tante altre persone. E francamente, crediamo sia il momento di dire basta. Non è questo il modo di discutere che ci interessa, non abbiamo nessuna voglia di alimentare uno scontro permanente in grado solo di avvelenare gli animi. A tutti coloro che sono fatti bersaglio da vere e proprie campagna d’odio offriamo, ancora, la nostra solidarietà. E lo faremo 10, 100, 1.000 volte, se necessario.

Perché la politica ha bisogno anche di segnali, e di parole perché le parole sono ormai ovunque e vanno scelte con cura, proprio perché sono importanti.

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mar 072017
 
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Il fatto: l’8 novembre 2016 per la prima volta nella storia di Fidenza un Presidente del Consiglio viene in Città e viene per inaugurare il nuovo pronto soccorso. Non una sezione di partito. Non una cosa di parte. Viene per inaugurare un servizio per tutti, fatto coi soldi di tutti.

I fatti sono tristemente noti: si scatena una fogna mediatica in cui diverse persone scrivono minacce e offese di tutti i tipi. Contro di me e contro il Presidente del Consiglio.

Mi viene augurato un “cancro letale”, vengo chiamato “la merda cittadina”, “handicappato”, qualcuno invita alla ricerca di un cecchino, un professore che insegna a Fidenza rivela dalla sua pagina fb – seguita anche dai suoi studenti – di aver pensato di “prendere una spranga e spaccare la testa a sta merda”.

Nascono bufale a piene mani, dall’opposizione qualcuno scrive che addirittura mi attribuisco gli insulti che in realtà spettavano al Premier, come se fosse giusta la violenza verbale quando è indirizzata contro un avversario politico.

Denuncio la cosa e porto tutto all’attenzione della Procura ma… per la nostra opposizione il problema non sono gli insulti, non è questo inaccettabile clima d’odio, ma il problema sono io.

E così, in una nuova saga del talk #TuttaColpaDiAndrea, viene richiesto dalle minoranze un Consiglio comunale.

Voi direte: in un momento in cui le #fakenews e la violenza digitale sfociano nell’emergenza sociale, stavolta il Consiglio Comunale di Fidenza si riunirà per prendere una posizione condivisa, per dire no ai manganellatori da tastiera, da qualunque parte provengano. Si riunirà per dire che la rete è un diritto ed è un diritto per tutti.

NO 

Il Consiglio comunale è stato convocato dalle minoranze per cercare di processarmi ribaltando la realtà, per dire che sto cercando – teoria che ho già sentito – di intimidire i cittadini che hanno offeso e insultato, chiamandoli a rispondere di parole che a mio modo di vedere non possono far parte del dizionario di una Comunità solidale come la nostra. Trovo incredibile e surreale che di fronte alle montagne di odio che sono state smosse, il problema diventi chi denuncia le minacce e le vittime siano coloro che mi hanno augurato di morire in un modo atroce. Trovo incredibile fino a che punto possono condurre le opposizioni il loro livore e la loro cattiveria politica.

Magari sarò un ingenuo, ma mi avrebbe fatto piacere davvero sentire mezza, minuscola frase ma di sincera solidarietà dai nostri consiglieri d’opposizione. Senza se, senza ma, senza però. Sono ancora qua che sto aspettando.

Cosa resta alla fine di questa passerella della vergogna? Resta che chi i ha augurato di morire ha ottenuto il like – il mi piace – di un consigliere di minoranza. Resta che oggi è stato organizzato un Consiglio che qualcuno voleva utilizzare come Tribunale di parte e che, in realtà, è stato la fotografia fedele di un’arroganza senza limiti.

mag 312016
 
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di Amedeo Tosi

Oggi il Consiglio Comunale di Fidenza celebra l’anniversario del primo voto da parte delle donne in Italia.

Un momento di riflessione e confronto molto importante, per il quale ringrazio i consiglieri di minoranza per averlo proposto, che ci vede tutti assieme riflettere sui diritti alle donne e sulla situazione presente oggi nel nostro paese anche grazie all’atteso intervento della dott.ssa Roberta Mori Presidente della Commissione Pari Opportunità della Regione Emilia Romagna che ringrazio a nome di tutto il Consiglio Comunale e dell’Amministrazione per aver accettato il nostro invito ed essere qui.
Ringrazio poi il dott. Nino Manno e il Segretario per il supporto fornito nell’organizzare il Consiglio Comunale straordinario.

Il 10 marzo del 1946 si svolsero a Fidenza, come nel resto del paese, le elezioni amministrative e per la prima volta poterono sia votare che essere elette anche le nostre concittadine. Gli elettori erano 11.627 circa la metà donne. Un diritto, quello del voto, riconosciuto dalla Costituzione a tutti i cittadini, uomini e donne, maggiorenni consistente nella possibilità di partecipare alle elezioni. Se pensiamo al voto, 70 anni dopo, è chiaro come la nostra nazione sia entrata in una dimensione di vocazione civica ben lontana da quella presente nel marzo del 1946. Il problema non è più solo quello dei diritti ma quello dell’astensionismo crescente e della coscienza civica sempre più in difficoltà che dovrebbe invece portare tutti uomini e donne ad interessarsi ed occuparsi della città.

Tanto resta ancora da fare sulla parità effettiva dei diritti come ci dimostrano i numeri: solo il 51 per cento delle donne lavora, contro il 74 per cento degli uomini. Ma l’elemento chiave è la disparità salariale: un’italiana in media guadagna 0,47 centesimi per ogni euro guadagnato da un uomo. Solo per restare nel campo del lavoro trascurando tutti gli altri ad iniziare dalla famiglia.
E’ infatti soprattutto sulle spalle delle donne che pesa in modo sempre più gravoso la necessità di portare avanti la crescita dei figli, la gestione della casa e la propria attività lavorativa quando c’è. Per le giovani coppie arrivare a costruire una famiglia è sempre più difficile ed i tempi della vita si spostano in avanti con tutto quello che comporta sia nelle relazioni che nella società.

Una riflessione urgente sul ruolo della donna oggi e sull’effettiva parità dei diritti è inderogabile se vogliamo ancora parlare in futuro di una generazione di italiani visti i drammatici indici demografici oggi presenti.

«Stringiamo le schede come biglietti d’amore» scriveva Anna Garofalo nel suo libro edito da Laterza e pubblicato nel 1956 ricordando il giorno del voto. Sarebbe bello poter scrivere oggi: “vivo in uno Stato e in un Europa dove essere madre, donna e moglie o compagna è al centro delle azioni politiche e dell’attenzione sociale: il più alto segno di amore della nostra società”.

mag 312016
 
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di Alessia Frangipane

È con grande piacere che saluto e ringrazio la consigliera regionale Roberta Mori per averci onorato della sua presenza e del suo intervento qui, con Roberta abbiamo condiviso una legge regionale sulla parità e contro le discriminazioni di genere frutto di un lungo e importante cammino. Come ci è già successo di ricordare in questa sala e nelle iniziative promosse dall’amministrazione comunale che “praticano” e concretizzano la normativa regionale, questa legge ci fa salire di un gradino la lunga scala che porterà seriamente ed in maniera univoca ad una parità di genere iniziata 70 anni fa.

Ringrazio le consigliere e i consiglieri di minoranza che hanno proposto questo consiglio dedicato perché ciò mi ha dato modo in questi giorni di riflettere sul voto femminile. Nel momento del voto mi sono sempre detta che noi donne votiamo da troppo poco tempo per permetterci di ipotizzare, come gesto provocatorio, di non andare a votare e …

In questi giorni ho pensato che mia nonna quando è nata, era il 1932, è nata di serie B per lo Stato in cui viveva. Non aveva diritto di voto. Mia madre invece per fortuna sì. Può sembrare banale soffermarsi su queste cose ma è doloroso per me rendermi conto che 70 anni fa io valevo meno del consigliere… Rastelli. Secondo me siamo uguali nell’esercitare un diritto, questo diritto.

Le differenze sono altre tra me e lui. La valorizzazione delle nostre differenze, di genere, si deve concretizzare in altro modo da “consentire a lui di votare e a me no”. Bene, 70 anni fa questo non era possibile.

Mi sono detta, nella breve riflessione di alcuni giorni fa, che non potrò mai più lamentarmi della fatica e della (a volte) precarietà, spesso fragilità, della nostra democrazia, sono solo 70 anni che il suffragio è davvero universale! siamo giovani, giovanissimi operatori ed operatrici di democrazia, è naturale che se diamo per scontato i diritti acquisiti da pochi anni questi presto scompaiono nei meandri delle problematiche e delle emergenze, sono diritti ancora troppo “in fasce” per non aver bisogno di sostegno.

Ed infatti la pari opportunità del voto non ha automaticamente portato una pari opportunità culturale.
Oggi io sono qui forse, senza forse, diciamola la verità, perché tutti siamo obbligati da una legge ad avere giunte di parità, certo non possono essere giunte né di sole donne e né di soli uomini ma tutti voi-noi sappiamo benissimo che il problema maschile nella politica così come nei consigli di amministrazione o nella analisi degli stipendi o carriere non esiste.

..la fatica di vederle le donne al di fuori del "bella, brava e mamma" e di vedersi le donne, noi donne, di vederci non come ci vede la tv, la pubblicità e la maggior parte degli uomini.. che grande sfida culturale e personale di ognuna e ognuno di noi!

Forse, se saremo bravi e brave tra 10 anni questo obbligo “di vederci e di cercarci… certo per le nostre capacità e competenze” non servirà più perché sarà usuale per tutti noi, donne e uomini, pensare che una donna possa svolgere normalmente attività politica, imprenditoriale e di comando e non come qualcosa di eccezionale.

Credo che per arrivare davvero in cima alla scala e raggiungere seriamente le pari opportunità non siano sufficienti leggi e servizi, i famosi servizi di conciliazione del tempo di lavoro e di cura.. tu che sei mamma, figlia o nipote e che desideri lavorare, anche lavorare, o devi lavorare per avere una qualità della vita tua e della tua famiglia di un certo tipo, hai bisogno che le istituzioni ti agevolino in questi duplici o triplici compiti/ruoli e quindi se le istituzioni non lo fanno, è tutto un gran lamento, e manca questo e manca quello ecc. Aspetto fondamentale, non dico che non siano essenziali per la parità i servizi, ma credo anche che la sfida sia profondamente su un altro piano, di tipo culturale e anche molto privato, finché il ruolo e il compito dell'uomo sarà uno e quello della donna duplice o triplice all’interno della società e della famiglia la cosiddetta parità sarà solo fatta di parole. Non che non ci siano oggi, per fortuna, uomini che fanno altro, hanno più ruoli e compiti, oltre che lavorare e portare a casa lo stipendio più alto che porta avanti l'economia del

sistema familiare. Ma sono troppo pochi, non sono l’ordinario, non è usuale.Ci vorrà del tempo, certo, sono solo 70 anni che abbiamo il diritto di voto, ci vorranno leggi servizi iniziative a sostegno di una cultura della parità. A sostegno di un atteggiamento mentale che deve svilupparsi precocemente fin dalla nascita, per chi deve ancora nascere, e acquisito per chi è nato in un determinato contesto ed è consapevole di voler vivere in un altro.

Io sono stata più fortunata di mia nonna, sono nata quando donne e uomini avevano lo stesso diritto di voto, io non sono nata di serie B.

Oggi è importante lavorare nell’offerta di servizi di aiuto per conciliare tempi di lavoro e di cura non alle donne ma alle famiglie che sono composte da donne e da uomini. Oggi è importante offrire ai nostri figli un contesto dove immaginarsi e sperimentarsi in modo paritario, senza stereotipi di genere. I primi risultati li vedremo quando la maggior parte dei giochi di ruolo dei nostri figli, alla scuola materna, non saranno i soliti giochi stereotipati, ma saranno più liberi, mentalmente liberi di sognare di diventare carpentiera, idraulica, saldatrice, medica, ingegnera, è difficile trovare mestieri prevalentemente maschili coniugati al femminile… 

Forse vi aspettavate altro da me o forse no. Ma il diritto di voto alle donne è solo la partenza di un lungo cammino di conquista di diritti e libertà, non è l'arrivo.

mag 312016
 
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di Alessandra Narseti

Credo che queste occasioni siano importanti per ricordare come i diritti, sia civili che politici, siano conquiste che richiedono battaglie, impegno e determinazione. Chi nasce con questi diritti, purtroppo, tende a dimenticarlo.

Sembra assurdo pensare che meno di un secolo fa una parte della stampa definisse le suffragiste come “cattive donne” e celebrità del tempo come Vittorio Gassman e Vittorio De Sica considerassero il diritto di voto alle donne come un “nemico della serenità domestica”. Ma questo non deve stupire se si considera che fino al 1956 in Italia vigeva lo ius corrigendi (cioè il potere correttivo del marito nei confronti della moglie che comprendeva la coazione fisica), ne era punito sì l’abuso, ma per abuso si intendeva un ricovero ospedaliero di almeno 20 giorni.
Se questo succedeva nella vita privata non dimentichiamo, per quanto riguarda l’attività lavorativa, che le donne non poterono accedere alla magistratura fino al 1963. L’assemblea costituente nel 1947, infatti, negò loro questo diritto, dopo un lungo dibattito dal quale emerse l’inidoneità della donna per la “difficile arte del giudicare”.

E’ questo il contesto nel quale le donne italiane iniziano a chiedere sempre più insistentemente di poter partecipare alla vita politica del paese. E sono proprio queste donne, a mio avviso troppo dimenticate, che mi piacerebbe in questa occasione ricordare. Ne cito una per tutte: Anna Maria Mozzoni, che fu una delle più grandi emancipazioniste italiane e fu, tra l’altro, autrice di diverse petizioni al Parlamento.
E’ curioso un fatto: nel 1925 proprio durante una discussione alla camera sulla estensione del diritto di voto alle donne, il deputato Giacomo Acerbo citò una sua petizione affermando però che fosse stata scritta “dal Mozzoni”, attribuendole così sesso maschile. Credo che questo sia molto significativo.

Ma quello che più di tutto mi preme ricordare è come al riconoscimento giuridico dei diritti corrispondano mutamenti, il più delle volte anche molto profondi, nelle vite delle persone. Questo valse anche per il riconoscimento del diritto di voto, negato per tanto tempo alle donne proprio per paura che portasse alla fine del loro assoggettamento nella sfera privata. Quello che successe nel ’46 fu quindi qualcosa di molto grande, perché permise alle donne di rompere quel guscio che le aveva ricoperte per anni.

Vorrei concludere il mio intervento, proprio, con la testimonianza di una partigiana, Marisa Ombra, che secondo me con le sue parole rese molto bene questa sensazione provata dalle donne che nel ’46 votarono per la prima volta, disse: “Per noi donne andare in guerra e imparare allo stesso tempo la politica è stata una sconvolgente scoperta. La scoperta che la vita era, poteva essere qualcosa che si svolgeva su orizzonti sempre più vasti di quelli fino ad allora conosciuti. Che esisteva un’altra dimensione del mondo. E’stato quindi un evento che ha modificato la nostra stessa idea di vita, è stato un prendere a pensare in grande”.

mag 272016
 
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Da qualche settimana c’è una nuova pagina su Facebook, quella del Gruppo Consiliare del PD in Comune.

Un modo per restare in collegamento con i consiglieri del Partito Democratico eletti a sostegno di Andrea Massari Sindaco di Fidenza.

Come di dice in queste situazioni, aspetta solo il vostro “like”… la trovate cliccando qui

mag 112016
 
rendiconto 2015

[di Franco Amigoni]

Il rendiconto della gestione 2015 è il primo che compete integralmente a questa Amministrazione, e sotto questo punto di vista assume un significato particolare.

E’ stato oggetto di una approvazione all’unanimità dei voti e senza eccezioni da parte dell’Organo di Revisione in data 5 aprile e fatto pervenire al Consiglio il giorno 9 aprile, con largo margine per gli approfondimenti. Essendo a cavallo di una radicale trasformazione del sistema di contabilità, i confronti sulle serie storiche sono in diverse circostanze di limitato valore, ma alcune situazioni sono meritevoli di essere sottolineate.

1. L’anticipazione di cassa è sempre stata uno strumento tipico di copertura delle esigenze di tesoreria nei Comuni italiani, che naturalmente comporta dei costi finanziari. Un segnale inequivocabile sull’efficacia della gestione è fornito dalle spese impegnate per interessi passivi. Tale spesa era pari a 10.460,04 euro nel 2013, si è ridotta a 2.541,62 euro nel 2014 per poi approdare a 1.651,63 euro nel 2015. In pratica azzerata. Si tratta di quella voce che il MEF aveva rilevato come criticità durante l’ispezione del 2012. I revisori segnalano giustamente e cautamente che non è stata ancora eliminata, ma è anche vero che il miglioramento è molto evidente;

2. L’attività di recupero dell’evasione tributaria ha dato risultati incoraggianti, con circa 700mila euro di entrate di carattere eccezionale, e questo ha consentito un ulteriore accantonamento al fondo crediti di dubbia esigibilità per 440mila euro, rafforzando la solidità del bilancio;

3. I trasferimenti dallo Stato e da altri Enti hanno continuato il loro trend di riduzione, passando dai 2,3 milioni di euro del 2013 (2.298.749) ai 560mila euro del 2015, con una riduzione netta del 76% circa;

4. Tra i servizi a domanda individuale (asilo nido, mensa scolastica, teatro Magnani, Servizi integrativi della Biblioteca, parcheggi pubblici a pagamento), i proventi si sono attestati su poco meno di 2 milioni di euro a fronte di una spesa di oltre 3,5 milioni di euro, con una copertura del 55% circa;

5. Tra le spese correnti, le spese per il personale hanno subito una ulteriore sensibile riduzione; si è passati da un consuntivo 2011 pari a 5.045.836 euro a 4.377.248 nel 2015, consolidando una riduzione del 13,3% nel quinquennio. A questo riguardo, risulta evidente a tutti coloro che hanno a che fare con la macchina comunale che il livello raggiunto oggi non potrà scendere ulteriormente; il tetto di spesa stabilito dalle norme relative per il Comune di Fidenza è pari a circa 5 milioni di euro. Questa valutazione tiene conto della struttura demografica e delle caratteristiche del Comune, e in prospettiva si presenta la necessità di incrementare la dotazione di risorse umane e competenze dell’organico per far fronte alla cospicua mole di lavoro richiesta;

6. L’indebitamento locale pro capite, dato dal rapporto tra residui dei debiti su mutui e popolazione è calato in soli 3 anni del 12% circa, a segnalare un trend estremamente confortante;

7. La stessa pressione tributaria è scesa del 4% circa in tre anni.

In complesso da questi e da altri parametri si desume, al netto delle difficoltà di lettura per motivi tecnico contabili di cambiamento dei metodi utilizzati che avevo anticipato, un ulteriore e significativo passo avanti nella qualità della gestione, che significa in pratica usare sempre meglio e con maggiore attenzione i soldi dei cittadini pur continuando a erogare servizi di alto livello.

Nelle pieghe del rendiconto, voglio ricordare in particolare:

  1. la tassa sui rifiuti è la più bassa della provincia e l’ecobonus ottenuto la rende ancora più contenuta, premiando contemporaneamente i cittadini per il loro impegno;
  2. è stata favorita molto, con un costo non indifferente per l’Amministrazione, l’accessibilità al centro storico con la sosta facile nei primi 30 minuti;
  3. appalti più grandi su tempi più lunghi, con clausole sociali su molti temi (manutenzione patrimonio edilizio, verde, manutenzione strade) hanno fatto risparmiare garantendo un equo trattamento degli operatori e un servizio adeguato;
  4. gli interventi per il piano wifi comunale, per la riqualificazione energetica del Ballotta, per la progettazione in corso del nuovo sito comunale;
  5. il sistema di videosorveglianza potenziato sia in quantità che in qualità, tramite il sistema molto efficace di riconoscimento delle targhe per controlli incrociati sui crimini;
  6. le grandi sfide che ci attendono ad esempio sull’area ex Carbochimica, alle quali non ci sottraiamo;
  7. le azioni concrete per tematiche storico culturali come la via Francigena, da un lato o come la Fiera di San Donnino dall’altro;
  8. la costante azione nel sociale.

E’ possibile e necessario fare ulteriori passi avanti; questo richiederà un impegno dell’Esecutivo e del Consiglio che sin da ora appare rilevante ma indispensabile per restituire ai cittadini fra circa tre anni un Comune sano ma anche vitale, in grado di competere e di cooperare con gli altri territori non soltanto nei termini del buon “padre di famiglia” ma anche di una buona e consolidata strategia di sviluppo.

mar 222016
 
reggio emilia libera memoria e impegno

“Fidenza è orgogliosa di sostenere attivamente e far parte della grande mobilitazione civica e delle Istituzioni contro tutte le mafie, contro la loro cultura dell’illegalità e del sopruso. E’ stato emozionante, stamane, vedere il nostro gonfalone sfilare per le strade di Reggio Emilia accompagnato dai nostri studenti, insieme a quello di tantissimi altri Comuni da tutt’Italia, uniti per testimoniare che dalle comunità locali e dalla loro consapevolezza passa la prima barriera contro ogni attività criminale. Comunità locali che sono il vero laboratorio in cui nasce il nuovo senso civico e si sperimentano le azioni più efficaci di contrasto e prevenzione. Fidenza, ad esempio, ha detto basta per sempre alle gare d’appalto con la formula barbara del massimo ribasso. Un’esperienza che insieme a tante altre deve rappresentare un modello per il Governo”.

Così il Sindaco Andrea Massari commenta la sua partecipazione alla XXIesima Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, organizzata da Libera e da Avviso pubblico, cui ha preso parte insieme all’assessore al Welfare Alessia Frangipane e ad una delegazione di studenti dell’Itis Berenini

“Vincere la lotta contro le mafie non è solo un bell’argomento per imbastire un comizio ben riuscito, ma è il più urgente degli obiettivi che il nostro Paese deve ottenere – commenta Massari –. Non solo per una questione di immagine internazionale, ma per temi ben più pratici che toccano l’economia e la gestione dei servizi, anche a livello locale. L’inchiesta Aemilia ha tolto a tutti la scusa dell’estraneità dell’Emilia-Romagna al colossale business delle mafie e ci ha messo di fronte ad un tema vero: aspettare che qualcuno ci tolga magicamente le castagne dal fuoco o prendere posizione in trincea? Fidenza ha scelto questa seconda strada, con tutta la generosità e la concretezza di cui siamo capaci.”

La Giornata della Memoria e dell’Impegno è stata ricordata anche durante il Consiglio Comunale della sera: “Le mafie sono arrivate in Emilia seguendo l’odore dei soldi, come già fecero in Lombardia e in Veneto. E sono diventate imprenditrici di illegalità: gioco d’azzardo, usura ed estorsioni, traffico di stupefacenti ed edilizia, soprattutto – ha ricordato il capogruppo Gallicani.

I loro affari, come anche al sud, non possono fare a meno della politica e dell’opinione pubblica. Della ggente; e infatti ci sono precise accuse sul condizionamento dei mezzi di informazione e di alcune consultazioni elettorali. Ma il muro di silenzio e omertà, in gran parte dovuto alla nostra incapacità di riflettere sui nostri limiti, sta ora crollando grazie al lavoro fatto negli anni da associazioni contro la mafia e singoli coraggiosi imprenditori, come l’ex presidente della Camera di Commercio Enrico Bini che venne a Fidenza nel settembre del 2013 quando ancora il tema non era nel dibattito pubblico.

Il più grande processo per mafia mai svoltosi nel nord Italia – Aemilia – comincia il 23 marzo, tra 2 giorni. Tra gli imputati non solo mafiosi, ma imprenditori, politici, giornalisti, forze dell’ordine e gli immancabili consulenti finanziari. Perché è dalla finanza che passa l’illecito moderno.

Ma ci saranno anche tantissimi onesti cittadini che vogliono conoscere la verità e la Regione Emilia Romagna ha garantito loro questo diritto accogliendo il processo nei locali della Fiera di Bologna. Il processo Aemilia riguarda tutta la società emiliana. Riguarda tutti. E tutti devono sapere che finalmente stiamo affrontando la mafia, per vincerla.”

dic 012015
 
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“E’ ora di riprendermi la vita”.

Una frase semplice e terribilmente efficace che ho visto in un cartello esposto da una manifestante, pubblicato su vari giornali.

Una frase chiara. Una richiesta di aiuto che vale doppio per trasformare questa Giornata contro la violenza sulle donne in una forma concreta di impegno collettivo.

E’ importantissimo che Fidenza sia tra i 1.000 Comuni d’Italia che hanno organizzato una iniziativa, sostenendo l’informazione dei cittadini, il coinvolgimento delle giovani generazioni e il confronto in tutta la Comunità, che è il primo dei nutrimenti democratici.

Per questo ringrazio tutti i consiglieri che sono qua e che ci sono rinunciando agli impegni lavorativi, per testimoniare il loro contributo.

Ringrazio il Presidente Tosi e l’assessore alle Pari Opportunità, Alessia Frangipane, che hanno promosso questa occasione, che ci offre l’opportunità di ascoltare lo straordinario lavoro degli studenti del nostro Solari, oltre ai contributi di Massimiliano Filoni, Samuela Frigeri e della dottoressa Laila Papotti, in servizio presso la Procura della Repubblica.

Ringrazio, a maggior ragione, il Prefetto di Parma, Giuseppe Forlani, ancora una volta a Fidenza insieme al Comune, per testimoniare che quando le Istituzioni sono unite e lavorano fianco a fianco possono nascere solo cose buone per i cittadini e le cittadine.

Per inciso, e non mi stancherò mai di dirlo, mi sento di tributare al dott. Forlani un pubblico elogio per il metodo che ha adottato per l’assolvimento della sua funzione. Un metodo che coinvolge le comunità locali e che lo porta spesso ad incontrarle sul posto.

Un fatto che come Sindaco registro come un notevole cambio di passo nelle relazioni tra Capoluogo e provincia.
Bene. Richiamavo, prima, alla necessità di una azione concreta.

Per essere efficaci quando si aggredisce un problema, bisogna conoscerlo, senza mettere la testa nella sabbia.
In Italia 7 milioni di donne hanno subito violenza fisica o psicologica nella loro vita. Solo nell’ultimo anno ci sono state 152 vittime di femminicidio e tra chi ha subito violenze, solo il 12% denuncia.
Questo è il dato più tragico, perché esprime paura, isolamento. Perché nega il diritto a quel “voglio riprendermi la vita” esposto nel cartello della manifestante.

Sembra quasi scontato dire che la principale arma di questa battaglia è la prevenzione culturale. Anzi, la formazione culturale, che deve essere il fulcro di una consapevolezza civica che si è persa.
Sembra scontato, ma sentendo del lavoro straordinario condotto dai ragazzi e dalla ragazze del Solari, in seno al progetto della cooperativa Giolli, so che questa è la strada giusta.

Una strada contro la violenza e contro l’ignoranza che, spesso, è la madre delle brutalità di cui un uomo può essere capace e complice.
Brutalità contro le donne e i più deboli. Brutalità contro l’ambiente. Contro un modo civile di vivere la collettività.
Noi che vogliamo essere sempre più e sempre meglio costruttori di quella casa comune che sta al centro di uno dei documenti più entusiasmanti degli ultimi anni – l’Enciclica Laudato Sì – siamo chiamati ad una svolta, in termini di chiarezza e di concretezza.

Come?
Servono fondi. Non giriamoci intorno. Ogni strategia ha bisogno di essere alimentata non solo con la buona volontà e i sacrifici personali, ma anche con una visione chiara di dove vogliamo andare e di come ci vogliamo arrivare.

Il Comune di Fidenza ha inserito per la prima volta nel suo bilancio delle risorse destinate alle Pari Opportunità con cui si sono realizzate esperienze vere. Il percorso dei ragazzi e delle ragazze del Solari, contributi alle associazioni impegnate in questa sfida di civiltà.

Lo stesso impegno dobbiamo chiederlo – per prime noi Istituzioni – allo Stato, se è vero che la rete dei centri di assistenza alle donne che hanno subito una forma di violenza è senza fondi.

Ripartiamo da qui, condividendo e facendo nostre le parole del Capo dello Stato, sacrosante e ficcanti perché ancorate alla nostra Costituzione: “Contrastare la violenza sulle donne è un compito essenziale di ogni società che si proponga la piena tutela dei diritti fondamentali della persona. L’educazione al rispetto reciproco, nei rapporti personali e nelle relazioni sociali, è alla base del nostro vivere civile”.

testo del discorso del Sindaco andrea Massari per il 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne

nov 242015
 
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[di Franco Amigoni]

La misura del Consiglio Comunale come Casus Belli.

Nella giornata di venerdì l’opposizione (?) ha sollevato alcuni dubbi sulla eccessiva lunghezza del Consiglio previsto per stasera, che prevede 11 punti all’ordine del giorno (gli ultimi due indicati in un post precedente sono stati già rimandati per approfondimenti). Le rimostranze possono essere suddivise in due categorie:

Categoria A: non abbiamo avuto il tempo di studiare la documentazione. Alla risposta “l’avete ricevuta oggi, avete comunque tempo sino a lunedì sera per studiare le questioni, che sono relativamente semplici”, la replica è stata la seguente: “nel fine settimana abbiamo altro da fare”. Questa peraltro è una rimostranza standard: se si consegna una settimana o un mese prima il materiale, arriverà ugualmente, a titolo preventivo.

Categoria B: “Abbiamo paura a tornare a casa tardi la sera”. Questa motivazione segnala in seno al Consiglio la presenza di un malessere degno di una città metropolitana, che occorre registrare e non prendere sottogamba. Una soluzione potrebbe essere quella di fare Consiglio il sabato mattina, con il concreto rischio di incorrere nella categoria A (“nel fine settimana abbiamo altro da fare”), oppure di calendarizzarlo per il mezzogiorno di una giornata feriale. Soluzione che scontenta chi si ostina a voler lavorare, incurante del bene comune.

Segnalo per chi non avesse dimestichezza con il Consiglio Comunale che normalmente le prime due ore sono dedicate a trattare interrogazioni, interpellanze e mozioni, che nella quasi totalità dei casi sono presentate dalla opposizione, e che la maggioranza mantiene ai primi punti dell’ODG per delicatezza nei confronti dell’opposizione, invece di spostarli in coda.

Si tratta di questioni di grande peso specifico soprattutto in questo momento difficile e complesso, come ad esempio la dedica di una strada ad una attrice dell’800 – primo 900, o l’introduzione del dialetto nelle scuole al posto dell’inglese (esagero il concetto, ma chi conosce i soggetti non stenterebbe a crederlo).

Molto tempo viene anche destinato a trattare i problemi dell’azienda di un consigliere dell’opposizione, che viene continuativamente portata all’attenzione del Consiglio e delle Commissioni da volonterosi colleghi e seguaci di quel Consigliere. Che peraltro si inalbera se sente parlare di conflitto di interessi.
Resta il fatto che nessuna altra azienda di fidenza, con la notevole eccezione della Coop di Vittorio (per motivi strumentali, naturalmente), è stata oggetto di così tante attenzioni da parte della nostra opposizione in questi 18 mesi di amministrazione.

Questioni come il dizionario italiano / borghigiano e la paura di rientrare tardi la sera sembrano insomma sintetizzare la cifra stilistica della destra fidentina in questo periodo.

Ricordo, a questo proposito, che nel dopo cena del Consiglio della scorsa settimana, convocato per le 21, non si è presentato nessuno (dicesi nessuno) dell’opposizione sino alle 21,40, quando un membro di rete civica ha stancamente raggiunto il proprio scranno.

Di conseguenza sono stati rimandati diversi punti all’ODG che la stessa opposizione aveva presentato, per consentire loro di ripresentarli prossimamente, caricando ulteriormente di lavoro i prossimi consigli.
Che spettacolo…

update: il consiglio comunale è poi terminato alle 20:16