ago 032017
 
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Tutt’Italia oggi ha abbracciato Bologna e i familiari delle vittime della strage alla stazione, avvenuta il 2 agosto 1980.

Una cerimonia toccante cui ha preso parte anche Fidenza, rappresentata dal consigliere comunale Franco Amigoni, delegato dal Sindaco, unitamente al gonfalone cittadino portato da Michele Muscillo, Assistente capo della Polizia Municipale.

“E’ stato un onore poter rappresentare la nostra Città, poter portare l’abbraccio solidale di Fidenza ad una Comunità e ai familiari delle vittime che da 37 anni non si arrendono e continuano a chiedere che sia fatta piena verità. Un impegno civile che Fidenza sostiene - commenta il consigliere Amigoni -, perché da quella vicenda passa un pezzo rilevante della nostra storia e del nostro futuro. Angela Fresu aveva 3 anni, quando la bomba è esplosa. Alle 10,25 del 2 agosto 1980. E’ la vittima più giovane di quel giorno. Ma ci sono anche Luca Mauri di 6 anni, Kai Mader di 8, Sonia Burri di 7, per menzionare soltanto quelli che non avevano ancora raggiunto i 10 anni di età. In tutto, 85 morti e circa 200 feriti.”

La sentenza finale, nel 1995, ha condannato in via definitiva i neo fascisti Valerio Fioravanti e Francesca Mambro. Ancora oggi ci sono aspetti da capire su quella giornata terribile, e i parenti delle vittime sono molto arrabbiati per questo. Sono passati 37 anni è ci sono ancora documenti da digitalizzare, archivi da confrontare. Si tratta della più grande strage terroristica dal dopoguerra a oggi nel nostro Paese.

“Stamattina, insieme all’Agente Muscillo, ho raggiunto alle 9,15 Piazza del Nettuno e poi, assieme a centinaia di altre persone e rappresentanti di enti locali di tutta Italia, ho percorso Via dell’Indipendenza sino alla Stazione. Lì, alle 10,25 in punto, un minuto di silenzio. Pensando ad Angela Fresu. Inutile, in queste circostanze, pensare di capire le atrocità terroriste con i numeri.
Molto meglio un volto di bambina”

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lug 192017
 
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“Bentornata Bormioli! La grande vetraria di Fidenza è tornata a casa. Con l’acquisizione del ramo casalinghi a marchio Bormioli Rocco da parte della Bormioli Luigi si è compiuto il primo passo per costruire un grande distretto del vetro lungo la via Emilia, che riporta sul nostro territorio la proprietà di una delle più importanti industrie manifatturiere d’Italia e della provincia. Partiamo da qui: mentre nel resto del Paese e anche nel parmense abbiamo assistito a pezzi interi di made in Italy inglobati da gruppi esteri, tra Fidenza e Parma si sono poste le premesse per una operazione molto importante che parla italiano e, nel nostro caso, vede un’azienda chiave come la Bormioli Rocco passare da un fondo d’investimenti ad una proprietà industriale vera, solida e stimata. Si tratta di una notizia di cui da giorni aspettavamo l’ufficializzazione e che per tanto tempo abbiamo sostenuto con tutti gli strumenti Istituzionali a nostra disposizione.

Ricordo bene quando nel 2014 chiedemmo l’intervento dell’allora sottosegretario Luca Lotti, perché intervenisse sul fondo d’investimenti inglese affinché non si materializzasse un’operazione che avrebbe avuto per Fidenza effetti gravi. Ricordo le tante battaglie intraprese fianco a fianco con la Camera del Lavoro e le organizzazioni sindacali fidentine di categoria a tutela dei lavoratori Bormioli. In questi mesi, soprattutto, ho sempre apprezzato la concretezza, la determinazione e la serietà dell’ingegner Alberto Bormioli, che ho incontrato varie volte, anche in presenza dell’assessore regionale Palma Costi, in rappresentanza di una Regione che da subito ha capito l’importanza strategica di questa acquisizione.

Ora è tanta la soddisfazione e, chiusa questa prima ed indispensabile fase, nei tempi e modi del caso l’attenzione si sposta sul piano industriale e sulle strategie di rilancio internazionale che la Bormioli Luigi svilupperà a favore della “nostra” vetraria. Un percorso che tutti vogliamo sia di vero e meritato sviluppo e che il Comune, insieme a tutte le Istituzioni, nel caso sosterrà con lealtà.

Chiudo ringraziando le centinaia di uomini e donne che lavorano ogni giorno nella vetraria fidentina. Uomini e donne che hanno dimostrato nei momenti di incertezze e difficoltà, una dignità straordinaria e l’intelligenza rara del gioco di squadra, rendendo la loro ricerca della serenità una questione che ha toccato il cuore di tutta la Comunità fidentina”.

apr 102017
 
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“Desidero esprimere grande riconoscenza e gratitudine verso chi ha ideato questa straordinaria mostra che aiuta a porci molte domande e a ideare il futuro. Siamo immersi in un grande mondo alla continua ricerca di sé stesso, un mondo così frammentato nel quale non bisogna mai dimenticare la ricerca della verità”.

Sono le parole pronunciate stamane dal Vescovo di Fidenza, Carlo Mazza, per il suo saluto ai cittadini, agli amministratori, alle associazioni e agli studenti che anche oggi hanno gremito i nuovi locali espositivi nel complesso delle Orsoline per la presentazione di “Migranti. Le sfide dell’incontro”, la mostra-inchiesta che ha aperto i battenti lo scorso 4 aprile.

Un evento proposto dal Centro culturale “Luigi Tamoglia”, con il patrocinio del Comune di Fidenza e della Caritas Diocesana, che ha coinvolto decine di classi, centinaia di studenti e tanti cittadini. Sono già più di 1.000 le presenze registrate. Il suo curatore, il giornalista Giorgio Paolucci, autore di una appassionata presentazione che inevitabilmente ha messo a confronto lo scarto tra la realtà del fenomeno migranti e la percezione che hanno molti cittadini sul fenomeno.

Margherita Rabaglia, presidente del Centro Culturale “Tamoglia”, ha posto l’accento “sull’incontro e il rapporto positivo tra l’Amministrazione e la società civile, attraverso un percorso di incontro e condivisione che è iniziato al Meeting di Rimini dello scorso anno e che da allora ci ha visto insieme per portare a Fidenza uno strumento di conoscenza che è anche un forte invito all’azione culturale. All’azione sussidiaria, cioè alla collaborazione tra pubblico e privato, in questo caso il privato attivo sul segmento culturale, nel nome dell’interesse collettivo”.

“Un successo importante per i numeri rilevanti dei visitatori e, soprattutto, per lo stimolo che questa mostra ha portato nelle case di tante famiglie, di tantissimi giovani e di tanti cittadini – ha spiegato il Sindaco di Fidenza, Andrea Massari –. Siamo di fronte alla tragedia umanitaria più grave del nostro secolo e come riuscire a passare dall’emergenza alla soluzione è una sfida che tocca ognuno di noi. Tocca anche Fidenza e ha ragione da vendere il nostro grande Vescovo: Fidenza è il modello in cui lavorare insieme per governare la complessità e non subirla. La presenza da 13 anni di un Servizio Sprar distrettuale che toglie alla speculazione privata la gestione dei profughi, con numeri e percorsi chiari, è il primo tassello di questo cammino. La mostra, poi, ha avuto il grande pregio di offrire elementi di analisi, abbracciando un approccio puramente informativo e per nulla politico su un tema che è scomodo. Lo abbiamo visto anche sulla rete, dove si è aperta una discussione con diversi cittadini critici nei confronti della questione migranti. A tutti ho risposto di venire a confrontarsi con la mostra e i suoi dati, di non perdere l’occasione di potersi mettere in discussione. E sono lieto che molti abbiano accettato l’invito”.

“Non dobbiamo sentirci angosciati, perché l’angoscia non risolve niente. Occorre la lucidità dell’intelligenza e mettere in atto ciò che possiamo fare noi, anche nel nostro piccolo – ha inoltre commentato il Vescovo Mazza –. Fidenza potrebbe diventare un modello di accoglienza, di integrazione, di coesione. Parole che devono trovare la razionalità pratica di costruzione di un luogo sociale, una nuova città. Il futuro non sarà più quello di ieri. Ci occorrono uomini e donne che sappiano costruire la città del domani, con grande fatica ideativa, pratica, economica e politica. Ma con una visione universale capace di inserirsi in una nuova visione umana. Possiamo farcela, perché il nostro Paese ha la cultura, la tradizione, l’invenzione e la creatività che sono esattamente i fondamenti per costruire una comunità nuova”.

mar 222017
 
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Alessandro Stefanini, 29 anni, è il nuovo segretario del circolo PD di Fidenza. Con alla spalle l’esperienza da segretario provinciale dei Giovani Democratici e già tesoriere del circolo, succede a Marco Gallicani, dimissionario, che manterrà da ora in poi il solo ruolo di capogruppo in consiglio comunale, assieme a quello di presidente del consiglio di Terre Verdiane.

Nel corso della partecipata assemblea degli iscritti, tenutasi sabato 18 marzo nella storica sede di via XX Settembre e presieduta da Alessandra Terenziani, attuale segretaria provinciale GD in rappresentanza della federazione provinciale, il segretario uscente ha fatto un riassunto di quasi tre anni e mezzo di mandato della sua segreteria, caratterizzati dalla vittoria alle elezioni amministrative del 2014, dal consolidamento della situazione finanziaria del circolo, dalla collaborazione con Salsomaggiore nell’organizzazione della Festa de l’Unità.

“Sono felice e soddisfatto – ha detto Marco Gallicani – del percorso fatto, che ha permesso ad una figura come Alessandro di emergere come segretario di tutti. Ho detto e scritto spessissimo che la segreteria che ho avuto l’onore di coordinare ha sempre avuto la natura e la forza di un’autorevolezza di scopo. Oggi finalmente possiamo far partire quella nuova fase che già auspicammo dopo la vittoria del 2014. Il governo della città ha un bisogno vitale di confrontarsi con uno stakeholder politico di spessore, capace di produrre riflessioni e mediazioni sui grandi temi che dovremo affrontare ora che abbiamo rimesso in moto un comune stanco di 5 anni di destra.”

Ha quindi preso la parola Alessandro Stefanini, unico candidato alla segreteria, che, dopo aver ringraziato Gallicani e il suo predecessore Davide Malvisi, oltre a tutti gli intervenuti (erano presenti diversi rappresentanti dei circoli della Bassa Ovest, con il coordinatore di zona Raffaele Pizzati), nella sua relazione ha analizzato la situazione internazionale, caratterizzata dall’instabilità che provoca le migrazioni epocali cui assistiamo, di fronte alle quali l’Unione Europea si dimostra assente, quando invece solo l’integrazione delle politiche potrebbe permettere al nostro Paese di far fronte alle tempeste in arrivo. La situazione politica italiana è anch’essa caratterizzata dall’incertezza, ma il congresso nazionale del PD dovrà essere occasione di analisi degli errori commessi e di elaborazione delle soluzioni. A Fidenza, il PD dovrà essere luogo di confronto con l’amministrazione, di condivisione delle scelte e delle informazioni con una rete ampia di soggetti, da andare a cercare anche fuori dalle mura della sede. Il Partito deve avere l’ambizione di tornare a rappresentare uno spaccato della società cittadina.

Dopo un dibattito che ha visto succedersi numerosi interventi, si è svolta la votazione che ha visto Stefanini eletto all’unanimità.

mar 092017
 
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Dal 20 febbraio sono entrati in vigore i menù relativi alla nuova assegnazione del servizio di ristorazione scolastica recentemente iniziato. Perché questa fase di avvio costituisca un momento di confronto con le famiglie, si ritiene necessario un incontro che si terrà martedì 14 marzo alle ore 15.30 alla scuola “De Amicis”, in via XXV Aprile.

Sarà l’occasione per un ascolto attento alle sollecitazioni delle famiglie in una prospettiva di miglioramento del servizio.

All’incontro saranno presenti: l’assessore alla Scuola, Maria Pia Bariggi, la responsabile del Servizio Istruzione del Comune di Fidenza, Isabella Onesti, il nutrizionista del Sian, dott. Nicola Bolsi, e la referente di Camst, Sabrina Giacobbe.

mar 072017
 
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Il fatto: l’8 novembre 2016 per la prima volta nella storia di Fidenza un Presidente del Consiglio viene in Città e viene per inaugurare il nuovo pronto soccorso. Non una sezione di partito. Non una cosa di parte. Viene per inaugurare un servizio per tutti, fatto coi soldi di tutti.

I fatti sono tristemente noti: si scatena una fogna mediatica in cui diverse persone scrivono minacce e offese di tutti i tipi. Contro di me e contro il Presidente del Consiglio.

Mi viene augurato un “cancro letale”, vengo chiamato “la merda cittadina”, “handicappato”, qualcuno invita alla ricerca di un cecchino, un professore che insegna a Fidenza rivela dalla sua pagina fb – seguita anche dai suoi studenti – di aver pensato di “prendere una spranga e spaccare la testa a sta merda”.

Nascono bufale a piene mani, dall’opposizione qualcuno scrive che addirittura mi attribuisco gli insulti che in realtà spettavano al Premier, come se fosse giusta la violenza verbale quando è indirizzata contro un avversario politico.

Denuncio la cosa e porto tutto all’attenzione della Procura ma… per la nostra opposizione il problema non sono gli insulti, non è questo inaccettabile clima d’odio, ma il problema sono io.

E così, in una nuova saga del talk #TuttaColpaDiAndrea, viene richiesto dalle minoranze un Consiglio comunale.

Voi direte: in un momento in cui le #fakenews e la violenza digitale sfociano nell’emergenza sociale, stavolta il Consiglio Comunale di Fidenza si riunirà per prendere una posizione condivisa, per dire no ai manganellatori da tastiera, da qualunque parte provengano. Si riunirà per dire che la rete è un diritto ed è un diritto per tutti.

NO 

Il Consiglio comunale è stato convocato dalle minoranze per cercare di processarmi ribaltando la realtà, per dire che sto cercando – teoria che ho già sentito – di intimidire i cittadini che hanno offeso e insultato, chiamandoli a rispondere di parole che a mio modo di vedere non possono far parte del dizionario di una Comunità solidale come la nostra. Trovo incredibile e surreale che di fronte alle montagne di odio che sono state smosse, il problema diventi chi denuncia le minacce e le vittime siano coloro che mi hanno augurato di morire in un modo atroce. Trovo incredibile fino a che punto possono condurre le opposizioni il loro livore e la loro cattiveria politica.

Magari sarò un ingenuo, ma mi avrebbe fatto piacere davvero sentire mezza, minuscola frase ma di sincera solidarietà dai nostri consiglieri d’opposizione. Senza se, senza ma, senza però. Sono ancora qua che sto aspettando.

Cosa resta alla fine di questa passerella della vergogna? Resta che chi i ha augurato di morire ha ottenuto il like – il mi piace – di un consigliere di minoranza. Resta che oggi è stato organizzato un Consiglio che qualcuno voleva utilizzare come Tribunale di parte e che, in realtà, è stato la fotografia fedele di un’arroganza senza limiti.

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Sosteniamo con grande convinzione il pacchetto di leggi per rafforzare la prevenzione e il contrasto alle mafie e alla corruzione contenute nell’Appello al Parlamento e al Governo scritto tra gli altri da Avviso Pubblico, il grande network antimafia di cui fa parte il Comune di Fidenza”.

 Lo rende noto il Sindaco Andrea Massari, schierandosi a favore della richiesta affinché si arrivi all’approvazione rapida di progetti di legge che “darebbero notevolmente forza all’impegno delle Istituzioni e dei Cittadini nella guerra alla malavita e alle pratiche più immorali che rovinano e sporcano da troppo tempo la libera convivenza civile”.

 Concretamente, si tratta di un pacchetto di misure che puntano a modificare la normativa in materia di beni e aziende confiscate alle mafie, a riformare la prescrizione dei processi, a rafforzare il contrasto alla criminalità nel settore del gioco d’azzardo, ad introdurre nuove misure a favore dei testimoni di giustizia. E poi due punti altrettanto essenziali: introdurre misure per contrastare il fenomeno delle intimidazioni e delle minacce ai danni degli amministratori locali e il riconoscere ufficialmente il 21 marzo come Giornata Nazionale della memoria e del ricordo delle vittime innocenti delle mafie.

 “Insieme a tutta l’Amministrazione, abbiamo aderito immediatamente all’appello giunto da Avviso Pubblico affinché i progetti di legge che portano la sua firma unitamente a quelle di Libera, Legambiente, Cgil, Cisl e Uil giungano rapidamente al voto delle aule parlamentari, evitando di disperdere un importante lavoro di innovazione e di messa a fuoco degli strumenti antimafia costruito in questa Legislatura”, conclude il Sindaco Massari.

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Il Sindaco ha scritto ai vertici di Trenitalia e al Ministro Graziano Delrio (Infrastrutture e Trasporti) per sostenere l’azione di pendolari e parlamentari del territorio contro la cancellazione di corse ferroviarie Intercity molto importanti.

“La stazione di Fidenza è sempre più un punto di riferimento per un bacino molto vasto di studenti, lavoratori e comunque cittadini che utilizzano il treno per i loro spostamenti da e per la nostra Città. Lo dicono i dati sui volumi di traffico – spiega Massari –. La soppressione di corse Intercity come il 583 (partenza da Fidenza alle 7.58 e diretto lungo tutta l’asta emiliana) o il 590 che rientra a Fidenza alle 17.52, senza dubbio rappresentano un problema serio anche per il nostro scalo. Bene hanno fatto i parlamentari Patrizia Maestri, Giuseppe Romanini e Giorgio Pagliari ad intervenire su questa vicenda raccogliendo l’appello dei pendolari. Agli uni e agli altri voglio esprimere il mio ringraziamento e un supporto fattivo, sostanziato nell’invio di una lettera all’Ad di Trenitalia e a Graziano Delrio, Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti”.

Certo, da Barbara Morgante, Ad di Trenitalia, è giunta una prima risposta, resa nota dai nostri parlamentari, che conferma l’intenzione del colosso ferroviario di arrivare ad una soluzione positiva, ma giustamente ora occorre conoscere il contenuto del nuovo contratto di servizio e avere la piena garanzia di non soppressione delle corse.

“A Trenitalia e al Ministero ho parlato come Sindaco di una Città – illustra Massari – in cui per la mobilità ferroviaria sono giunti importanti risultati lavorando concretamente col Governo ed Rfi. Risultati cui ne sommeremo altri per l’anno in corso, ivi compresi gli interventi di riqualificazione del fabbricato viaggiatori e il rialzo delle banchine sui binari passeggeri della stazione, che consentiranno una migliore fruibilità a tutti, a cominciare dall’utenza diversamente abile. Parliamo di milioni di euro di investimenti. Garantire un buon livello della mobilità ferroviaria a tutte le categorie di viaggiatori, a cominciare da quelle più sensibili, rappresenta quindi uno strumento per rendere queste conquiste davvero a servizio di tutti. Un Paese moderno che vuole una mobilità moderna, deve saper riconoscere tutto questo, tutelando servizi che sono a tutti gli effetti essenziali”.

 

dic 222016
 
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L’inaugurazione del primo Ostello attivo sul territorio comunale  la presentazione di un’app dedicata alla cultura del viaggio pellegrino.

Tutto questo a suggellare l’impegno di una intera Comunità che ha lavorato sodo per costruire una nuova forma di accoglienza, proprio nell’anno del Giubileo della Misericordia voluto da Papa Francesco. Ecco perché quella odierna si può definire una giornata storica per Fidenza e per il suo impegno a favore della Via Francigena, intesa come grande percorso di Fede, di Cultura, di Scoperta, di cui Fidenza è da 1.000 anni simbolo e parte integrante.

Il nuovissimo Ostello – dedicato a San Donnino, Martire e Patrono di Fidenza – è un vero e proprio dono giubilare per i pellegrini della via Francigena che la Diocesi di Fidenza, in collaborazione con il Comune, ha voluto realizzare nell’Anno Santo 2015-2016. L’Ostello è stato realizzato all’interno di un immobile appartenente al Capitolo della Cattedrale in via Rossi 4, nelle immediate vicinanze della stupenda Cattedrale fidentina, che Diocesi e Comune hanno  messo al centro dell’iter di candidatura della Via Francigena a patrimonio mondiale dell’Umanità.

Giungere all’apertura dell’Ostello era un obiettivo particolarmente sentito dal Vescovo Carlo Mazza. Ne percepì immediatamente l’importanza appena ordinato a Fidenza nel 2007 e in questi anni ha lavorato con caparbietà, sempre mosso dalla convinzione che che la struttura “dovesse essere vicino alla Cattedrale, perché qui a Fidenza c’è una cosa unica al mondo ed è il Martire San Donnino. Difficilmente si trova una città in cui il Martire fondatore è così radicato nella sua terra e nel suo territorio”.

Motivi ispiratori cui si è sommato l’impulso giunto da Papa Francesco, affinché “ogni Diocesi desse un segno stabile, che richiamasse il Giubileo delle varie opere di Misericordia. Opere tra cui c’è proprio l’ospitalità verso gli stranieri. Ecco perché l’Ostello risponde direttamente alle intenzioni del Papa”.
Il Vescovo Mazza ha sottolineato di essere “molto fiero e orgoglioso di quanto ha fatto la Chiesa di Fidenza per l’Ostello, così come sono contento del contributo adeguato e importante alle spese giunto dalla Comunità. Comunità che ha percepito l’importanza di questo strumento che le permetterà di dare ospitalità a pellegrini che arrivano da tutto il mondo”.

Per questo assume ancor più rilievo il fatto che l’Ostello sia nato da un positivo percorso di “collaborazione per il bene del paese e devo dare atto all’Amministrazione e ai miei collaboratori che il cammino intrapreso è andato davvero in questa direzione”.

Un’articolazione dei servizi resa possibile da un significativo lavoro di restauro sostenuto dalla Diocesi, costato complessivamente 130.000 euro, 25.000 euro dei quali stanziati dal Comune di Fidenza. Indubbiamente, l’apertura dell’Ostello “San Donnino” – operativo dal prossimo 1° febbraio – rappresenta una forte innovazione per il sistema dell’accoglienza dedicata ai pellegrini. Accessibile con un costo limitatissimo (10 euro a notte), aperto tutti i giorni festivi inclusi, l’Ostello completa l’offerta ricettiva che fino ad oggi era stata sostenuta con una dedizione e una passione ammirevoli dai Frati Minori Cappuccini di Fidenza presso il Convento di San Francesco, da don Marek Jaszczak nella casa canonica della Parrocchia di Cabriolo e dal direttore della Caritas Diocesana, Silvano Pietralunga, presso il Cenacolo di Fidenza.

dic 072016
 
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In riferimento all’interrogazione del gruppo consiliare Forza Italia si fa presente che questa Amministrazione, consapevole della gravità e della delicatezza del problema delle violenze nei confronti delle persone più deboli della nostra società come minori, anziani e disabili, non ritiene che la videosorveglianza sia la soluzione.

Di seguito si riportano alcune note e riflessioni in merito al problema, rispetto in particolare alla proposta legislativa approvata dalla Camera dei Deputati ed in attesa di essere valutata in Senato, rispetto alla situazione dei servizi educativi comunali e della Casa Residenza Anziani (CRA) Città di Fidenza, rispetto al lavoro svolto ed in corso, a livello socio-sanitario, in ambito provinciale.

Per quanto riguarda la proposta di legge è importante dare un quadro di contesto legislativo approvato alla Camera: punto nevralgico della proposta di legge che consente l’installazione delle telecamere a circuito chiuso negli asili e nelle strutture per anziani e disabili, pubbliche e private, al fine di prevenire e contrastare maltrattamenti nei confronti dei minori negli asili nido o scuole d’infanzia, degli anziani e disabili nelle case di cura a carattere residenziale, semi-residenziale o diurno, è la possibilità di installare, nei locali delle strutture, sistemi di videosorveglianza a circuito chiuso con immagini cifrate, con un meccanismo a due chiavi: una in possesso della struttura stessa e l’altra di un ente terzo certificato. La raccolta dei dati dovrebbe essere utilizzabile a fini probatori in sede di accertamento delle condotte di abuso. Per risolvere i problemi sul fronte privacy, il testo prevede che l’accesso alle registrazioni sia vietato, salvo, nel caso di segnalazione o denuncia: ma in tal caso le immagini potranno essere visualizzate soltanto dal pm o dalla polizia giudiziaria su sua delega. L’installazione avverrà soltanto “previo accordo collettivo con le rappresentanze sindacali unitarie” (ovvero, in mancanza con l’autorizzazione dell’ispettorato del lavoro) e la presenza dei sistemi di videosorveglianza dovrà essere sempre segnalata a tutti i soggetti che accedono ai locali monitorati. È in ogni caso vietato l’uso di webcam. Inoltre, nelle strutture sanitarie e socio-assistenziali l’uso delle telecamere sarà consentito soltanto nel rispetto della Convenzione Onu sui diritti delle persone disabili e previo consenso degli interessati (ovvero dei tutori se minorenni o incapaci). Il tutto, infine, dovrà avvenire senza oneri aggiuntivi per lo Stato: ciò significa che le strutture dovranno montare le videocamere a proprie spese. Il testo demanda al Garante per la privacy la definizione, entro 60 giorni dall’entrata in vigore, degli adempimenti e delle regole da applicare in relazione all’installazione delle videocamere. Entro 6 mesi, inoltre, il ministro della Salute (di concerto con i sindacati e previa intesa in sede di Conferenza Stato-regioni) dovrà emanare le linee guida per stabilire le modalità di accesso nelle strutture socio-sanitarie per garantire, laddove possibile, le visite agli ospiti per l’intero arco della giornata.

Per quanto concerne i servizi educativi, il tema della sicurezza è da sempre un aspetto di alta vulnerabilità, molto delicato e sentito, sia dalle famiglie che dall’Amministrazione. La Regione Emilia Romagna ha emanato sia leggi che interventi riguardanti la messa a norma degli ambienti e degli arredi per garantire il massimo dell’adeguatezza a principi di salubrità, sicurezza e garanzia delle condizioni di tutela dei bambini e degli spazi in cui essi si muovono e sperimentano quotidianamente. Il Comune di Fidenza ha sempre rispettato le indicazioni regionali pertanto ha offerto e offre luoghi di benessere per i bambini e le loro famiglie. Un aspetto che non può essere normato è la prestazione del personale che si occupa dei bambini sia sotto il profilo della cura e dell’igiene sia sotto il profilo degli interventi educativi.

Per i nidi di Fidenza sono inderogabili i seguenti criteri:

  • il personale è dotato di titolo di studio adeguato e di una formazione permanente utile a mantenere attiva la consapevolezza del ruolo che gli compete e della responsabilità legata all’esercizio dell’attività svolta;

  • ogni educatore o collaboratore/ausiliario impiegato nel servizio è obbligato a esplicitare lo stile educativo, condividendo con il gruppo di lavoro gli interventi e aderendo ad un progetto pedagogico elaborato e dichiarato dallo stesso personale del servizio che ne fa oggetto di dialogo anche con i genitori dei bambini;

  • ogni servizio è dotato di un coordinatore pedagogico in grado di monitorare l’attività del personale, la sua adeguatezza in rapporto a quanto stabilito nel progetto pedagogico, esercitando tale monitoraggio, attraverso periodici incontri con il personale del servizio, oltre a contemplare visite costanti presso i servizi senza preavviso;

  • è garantita la compresenza del personale sui turni di lavoro evitando che una educatrice rimanga da sola con bambini: questo è un aspetto importante a garanzia di un implicito controllo che il personale è in grado di esercitare attraverso l’autocontrollo;

  • il progetto pedagogico del servizio, e dunque le prestazioni del personale in esso operante, è oggetto di valutazione per verificare lo scarto tra intenzioni dichiarate ed obiettivi educativi effettivamente raggiunti, ivi compreso la modalità e lo stile relazionale che il personale  assume con i bambini e con i genitori, e che è caratterizzato da modalità non invasive, giudicanti né tanto meno prevaricanti.

Detto ciò è importante precisare che uno dei requisiti fondamentali su cui si fonda il patto educativo tra il servizio e le famiglie che vi ricorrono per l’accompagnamento alla crescita dei propri figli, è la fiducia reciproca che ovviamente non è scontata, ma va conquistata attraverso il confronto e la constatazione che il luogo in cui i bambini vengono affidati, corrisponde davvero a quanto viene dichiarato dall’ente gestore  cioè il Comune ivi compreso la garanzia che le condizioni sopra citate siano effettivamente possedute in toto.  Va ricordato che la fiducia è soprattutto un sentimento che ha a che fare con la parte istintiva di ciascuno di noi, mutuata dal pensiero e soprattutto nutrita dal progredire della relazione: è sperimentando la relazione e facendola evolvere che la fiducia può essere confermata o smentita. (“senza la fiducia non ci sarebbe comunità”- Salvatore Natoli-).

Il punto di fondo è questo: non ci si può avvicinare ai servizi educativi avendo un approccio basato unicamente sulla logica del controllo del presunto benessere, magari utilizzando una telecamera, che scruta a distanza l’incolumità dei propri figli, attraverso una modalità che è pregiudica fortemente la fiducia verso il personale che opera al proprio interno.

In questa direzione è compromesso il dialogo e si alimentata la logica del sospetto secondo la quale chiunque si occupi di cura, dall’educatrice che accoglie il bimbo al nido, alla badante che veglia l’anziano in casa, sia inaffidabile e dunque potenzialmente da controllare, escludendo in tal modo il dialogo insito nella reciprocità.

E allora per un insano approccio si potrebbe dire che le stesse riserve potrebbero estendersi ai genitori stessi in quanto lavoratori, per esempio l’infermiera che assiste l’ammalato in ospedale può essere una potenziale omicida? E che dire delle madri o dei padri che in un gesto disperato e forse non intenzionale, uccidono i propri figli? Le citazioni non sono casuali, ma si riferiscono ad analoghi casi di cronaca rispetto ai quali non credo si possano imputare gli stessi comportamenti all’universo dei genitori, piuttosto che a quello degli infermieri. E nessuno ha finora avanzato la proposta di introdurre nelle case le telecamere, nonostante le statistiche ci confermino che è dentro le pareti domestiche che si consumano i fatti più incresciosi di violenza sulle donne e sui bambini (80%).

Certamente davanti a casi di violenza sull’infanzia in contesti di cura occorre non transigere: intanto è necessario valutare se tutti gli standard previsti dalla norma sono garantiti (rapporto numerico adulti/bambini, presenza dei requisiti correlati al titolo di studio e alla formazione in servizio, presenza del coordinatore pedagogico, tempi di apertura adeguati, flessibilità organizzativa monitorata) e se in virtù di eventuali tagli finanziari intervenuti, siano venute meno quelle garanzie basilari che consentono di poter operare con margini di adeguata qualità.

Il punto di snodo di questo lavoro, che è di natura processuale e ricorsivo, e quindi orientato a non dare mai per scontata la qualità dichiarata, ma a ridefinirla costantemente lungo il tragitto osservativo e documentativo e avendo come riferimento un’ipotesi di progettazione condivisa a livello di gruppo di lavoro (personale educativo e ausiliario).

Esiste un motivo prioritario per bandire le telecamere ed è soprattutto di natura pedagogica: che messaggio trasmettono gli adulti ai bambini utilizzando l’occhio che li scruta di nascosto, adducendo che l’obiettivo è per il loro bene? Che immagine svalutante viene accordata alle educatrici che si occupano di loro e quanto questa svalutazione può alterare e compromettere il clima di benessere che è indispensabile per coltivare rapporti co-evolutivi? Quale atmosfera possiamo garantire ai bambini, ma soprattutto al personale se non accordiamo loro la fiducia che può favorire le condizioni ideali per assumersi la responsabilità del proprio gesto quotidiano che deve essere prima di tutto un gesto intenzionale, meditato e pur tuttavia spontaneo? Il processo di autoformazione può avvenire solo se attraverso l’educazione si riesce a favorire, nell’altro ed in sé stessi, lo sviluppo di quelle disposizioni in grado di facilitare tale processo (“Io so che tu sai che io so”).

Al contrario la telecamera scruta, indaga, penetra negli interstizi del nido o della scuola, carpisce dettagli e particolari snaturandoli dal contesto in cui essi si manifestano e soprattutto favorisce comportamenti non spontanei, indotti quindi ad alterare e fortemente compromettere la natura delle relazioni che, come nel Grande Fratello, assumono la dimensione della finzione scenica, pertanto la realtà è dominata dal fantasma del sospetto, del ricatto e del pregiudizio che non esita a minacciare in forma subdola secondo il principio del “io so che tu sai che io so”!

È questo il messaggio che come adulti vogliamo trasmettere ai nostri bambini? E quand’anche avessimo protetto tutti gli ambiti in cui i bambini vivono, siamo certi che queste “riserve” non siano generatrici di nuovi scenari di violenza? Quella indotta appunto dalla diffidenza verso l’altro? (Su questo interrogativo inviterei tutti a riflettere).

Per quanto riguarda la vulnerabilità delle persone non autosufficienti come anziani e disabili è senza dubbio ancora impresso a tutti quanto accaduto nella Cra di Bazzano. Gli episodi di maltrattamento verso le persone non autosufficienti (anziani e disabili) sono sempre più spesso oggetto dei media, che ci rimandano immagini violente e brutali di drammatici casi di cronaca. Anche a seguito degli episodi verificatesi nel territorio provinciale, su mandato della Conferenza Territoriale Socio Sanitaria (CTSS) è stato istituito a marzo 2016 un gruppo di lavoro provinciale composto da professionisti esperti e tecnici che ha prodotto il documento “Prevenzione del maltrattamento nei servizi per le persone non autosufficienti”. In esso vengono, da una parte, individuati aspetti, condizioni e meccanismi correlati all’insorgere dei fenomeni del maltrattamento; dall’altra, delineate le aree di prevenzione del problema e possibili “leve” di intervento. Infine, si formula una proposta – aperta a tutte le parti interessate al tema – per la realizzazione di un percorso condiviso adeguato alla complessità del problema. Si evidenziano diversi fattori critici connessi a condizioni di disagio e rischi di maltrattamento verso le persone non autosufficienti: ne emerge un quadro complesso dove si intrecciano elementi soggettivi, professionali, organizzativi, gestionali e culturali, che coinvolgono diverse componenti implicate a vario titolo nella gestione dei servizi.

Vengono poi presi in esame diversi aspetti delle organizzazioni dei servizi alla persona sui quali si può intervenire per prevenire ed evitare situazioni di disagio e maltrattamento. Si tratta di fattori fra loro strettamente interdipendenti, che vanno letti e gestiti in termini sistemici all’interno delle organizzazioni, fra i quali:

- la selezione, l’inserimento, la formazione di base e continua degli operatori come strumenti di prevenzione;

- il monitoraggio e adeguamento delle condizioni del lavoro di cura e dei fattori di stress correlati;

- la qualità gestionale dei servizi volta a realizzare un’organizzativa di qualità, intesa come tutela della dignità e promozione del benessere della persona;

- rinnovare il dialogo e la negoziazione di merito fra Committenza e Gestione (sui programmi, le modalità gestionali e la valutazione degli esiti)  a tutela della qualità del servizio verso l’utenza.

Coerentemente con questi strumenti è importante prevedere che le strutture/i servizi abbiano un carattere sempre più dialogico, trasparente e aperto sia verso i familiari sia verso tutte altre le parti interessate e la cittadinanza nel suo complesso, ad esempio, le associazioni dei familiari, il volontariato di settore ecc. Lo scopo di tali azioni è quello di dar sempre più voce – anche attraverso le loro rappresentanze –  alle persone e alle famiglie utenti e di favorirne l’empowerment, bilanciando in tal modo quelle asimmetrie di potere sopra richiamate e favorendo contestualmente la qualità effettiva dei servizi e il benessere complessivo delle persone a cui essi sono dedicati.

La recente costituzione del Comitato Famigliari e Ospiti Casa Residenza Anziani “Città di Fidenza”, costituito da rappresentanti del Comune, di ASP Distretto di Fidenza, Cooperativa Aurora Domus, dalle associazioni di volontariato operanti nella struttura, dalle famiglie degli ospiti risponde alla finalità di favorire la partecipazione dei parenti alla vita del servizio, di facilitare la collaborazione con l’Ente per una migliore qualità dei servizi offerti e per la diffusione delle informazioni alle famiglie, proponendo iniziative integrative finalizzate ad elevare la qualità della vita degli ospiti e al contempo di garantire una valutazione ed un “controllo” anche dall’esterno.

Per quanto riguarda la situazione pre-Asp della Casa Residenza Anziani Città di Fidenza ovvero quanto era Ipab, le telecamere erano presenti e poste sugli ingressi principali all’area cortilizia e alla struttura, con il duplice scopo di impedire allontanamenti indebiti di ospiti con disturbi cognitivi e di controllare e favorire l’accesso di mezzi autorizzati (fornitori, mezzi di soccorso ecc.). I monitor per il controllo degli accessi erano posti nei luoghi più a lungo presidiati durante la giornata (la cucina) e la notte (la guardiola del personale al primo piano). Per ciò che concerne gli ospiti, le telecamere erano usate in combinato con altri mezzi per evitare allontanamenti, quali cancelletti interni e cancelli esterni dotati di tastiere a codici, interfacciati con il sistema di prevenzione incendi. Nessuna telecamera era posta all’interno della casa protetta, perché al tempo in contrasto con le norme previste dallo statuto dei lavoratori e con la legge a tutela della privacy. Con la trasformazione in ASP, pur rimanendo il sistema predisposto, le telecamere della CRA di Fidenza sono state disinstallate. Rispetto alle Cra, unitamente agli elementi relativi alla privacy, si pone altresì il delicato tema della cura soprattutto in presenza di delicate patologie attinenti in particolare alle demenze.

Per tutto quanto sopraesposto si ribadisce che la videosorveglianza non sia la soluzione al problema e che non ci sia soprattutto una unica e sola soluzione al problema, ma eventualmente un mix di interventi volti a limitare e ridurre il più possibile la probabilità che accadano episodi di violenza e maltrattamento. Siamo però disponibili, come Amministrazione, ad affrontare il tema della videosorveglianza, quando la proposta diventerà legge e sarà coinvolto sia il Garante che il Ministro della Salute per gli atti e le decisioni di loro competenza, in apposito percorso di commissione consiliare insieme ai consiglieri di minoranza e maggioranza che, interessati, vorranno affrontare il complesso e delicato tema dell’uso della videosorveglianza come soluzione al problema degli episodi di maltrattamento e violenza delle persone più indifese come minori, anziani e disabili.